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Corriere di Gela | Il vuoto oltre gli scranni del consiglio
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notizia del 30/06/2013 messa in rete alle 14:06:46
Il vuoto oltre gli scranni del consiglio

In genere si dice che il numero legale in aula si fa mancare per ragioni di opportunità politica, magari in attesa che si trovi un accordo per l’aggiustamento di un atto da deliberare. Diamo per scontata la buona fede, ma mercoledì scorso ci siamo ricreduti quando, a fine seduta nei corridoi del Comune, abbiamo assistito al battibecco tra alcuni consiglieri di maggioranza e un numero ristretto di consiglieri di minoranza. Abbiamo scoperto che su atti politico-amministrativi di grande rilievo economico e sociale si gioca a far dispetti. Un consigliere di maggioranza ci dice pressappoco così: «Vuol sapere perché quei due-tre consiglieri di minoranza hanno fatto mancare il numero legale? Perché vogliono dimostrare che il centro sinistra non esiste e poiché la delibera di approvazione del Puc (Piano urbanistico commerciale) voluta dalle minoranze e da una parte del Pd, è stata ritirata dall’assessore D’ Aleo, per dispetto hanno fatto mancare il numero legale».

Ora si comprende perché il va e vieni in aula, di consiglieri che telefonano al cellulare, di altri che si contano per restare o uscire a seconda della convenienza. Pettegolezzi e maldicenze che non hanno nulla a che vedere con la vera politica, una incapacità di vedere al di là del proprio naso, una mancanza di progettualità.

Una certa ragione le minoranze ce l’hanno quando affermano che con la tecnica dei prelievi di punti all’ordine del giorno confinati alla fine della lista, si finisce col privilegiare solo poche centinaia di persone e addirittura qualche consigliere comunale. Un atto di vitale importanza come il Puc che riguarda il futuro sviluppo commerciale della città, viene messo da parte perché privo del documento Vas (Valutazione ambientale strategica).

E’ vero che il Puc non può essere adottato senza la VAS il cui obiettivo è quello di valutare gli effetti ambientali dei piani o dei programmi, prima della loro approvazione, ma è anche vero che nulla vieta che se ne discuta in consiglio per trovare soluzioni concordate e le giuste strategie di sviluppo di una città. Purtroppo, questo è l’ennesimo strumento che divide i due grossi partiti di maggioranza Mpa e Pd e sul quale non si riesce ad entrare in sintonia.

La comunicazione del presidente Fava del ritiro del Puc dall’ordine del giorno è giunta ai consiglieri nella stessa mattinata della seduta tramite e-mail. Un espediente che ha invelenito il clima in aula facendo venire meno ogni interesse.

Mercoledì 26 si inizia dallo stesso punto rimasto in sospeso nella seduta di lunedì 24. Da approvare un emendamento sul regolamento per le tettoie. Presenti 16 consiglieri. Presiede il vice presidente Enzo Cirignotta che cede la parola, ma solo per dichiarazione di voto, al consigliere Pd Nuccio Cafà che così introduce. “Non so se essere felice per quest’atto.

Avevo fatto richiesta essendo interessato in prima persona per coprire il mio lastrico solare. Dal settore urbanistica però mi sono arrivati due dinieghi”. Il dirigente architetto Galanti spiega che la legge è poco chiara. Aggiunge, quindi, che l’ufficio ha approfondito la materia e sta preparando una regolamentazione per le pratiche giacenti. D’un tratto i sedici consiglieri presenti si riducono a undici. Cirignotta mette a votazione l’emendamento sulle tettoie, ma ancora una volta viene a mancare il numero legale. Tutti a casa e a nuova convocazione. Senza storia anche la seduta di lunedì in cui sono stati pprovati 2 emendamenti di Cirignotta e Farruggia.



Respinto altro emendamento di Cirignotta. Mentre si stava per approvare l’emendamento Morselli, Pellitteri ha proposto il rinvio. Un consiglio allo sbando, una giunta senza alcun progetto di sviluppo del settore industriale, dell’agricoltura, dell’ambiente. Carenze gravi ampiamente denunciate dal segretario cittadino Pd Carlo Romano che parla anche di “colonizzazione di alcuni settori da parte di qualche partito di maggioranza” (leggi Mpa). Aveva tentato di ampliare la partecipazione ad altri partiti politici chiedendo anche il ridimensionamento di altri. Risultato: rottura del dialogo col sindaco. “Per riaprire il dialogo – ci confida – bisognerà ripartire dal documento presentato all’Unione comunale”.


Autore : Nello Lombardo

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