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Corriere di Gela | L’indagine “Genius” e i suoi presupposti
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notizia del 22/08/2009 messa in rete alle 12:57:08
L’indagine “Genius” e i suoi presupposti

Gravi connessioni tra mafia, imprenditoria e pezzi della pubblica amministrazione: queste le peculiari caratteristiche di una recente indagine, denominata “Genius” poiché ispirata dal diretto coinvolgimento di alti responsabili del Genio Civile provinciale.
Ma cosa è emerso esattamente dall'inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo?
La risposta non potrebbe essere più conforme agli schemi della tradizione giudiziaria nostrana: un'affermata società, attiva principalmente nel settore dell'edilizia acquedottistica, la Safab s.p.a., con sede legale nella capitale, vincitrice della gara d'appalto, indetta dal Consorzio di Bonifica 5 di Gela, inerente la costruzione della rete irrigua dipendente dall'invaso Disueri, servendosi di due dipendenti presenti sul territorio regionale, il direttore tecnico, Paolo Ciarrocca ed il tecnico di cantiere, Fabio Vargiu, sarebbe pervenuta all'obiettivo di intercedere presso la struttura del Genio Civile di Caltanissetta, garantendo sostanziosi emolumenti in favore del responsabile della stessa, Antonio Castiglione, e del dirigente, Santo Giusti, al fine di ottenere il rilascio di un parere essenziale alla risoluzione di una controversia sorta con la stessa stazione appaltante.
Tutte le fattualità conseguite, in fase di indagine, dagli inquirenti, sembrano ribadire, in maniera quasi scontata, ritualità già maturate in altre vicende, sfociate anch'esse in interventi giudiziari, tra tutte quella generatasi dalle condotte poste in essere da una multinazionale del calibro della Calcestruzzi s.p.a., protesi regionale della bergamasca Italcementi s.p.a.
La cornice riscontrabile nell'inchiesta in esame non può certamente separarsi da quella propria di una precedente operazione, denominata “Cerberus”, capace di infrangere le invisibili pareti protettive innalzate dalla famiglia mafiosa degli Emmanuello, assai abile nel districarsi in ambito economico, disponendo di due aziende, insediatesi sia nel settore dei trasporti speciali che in quello del calcestruzzo e del movimento terra, formalmente dirette da un giovane imprenditore locale, Sandro Missuto.
Il connubio tra la nota Safab s.p.a., coordinata dai fratelli Luigi e Ferdinando Masciotta, e le aziende tutelate da cosa nostra gelese, la I.G.M. s.r.l. e la I.C.A.M. s.r.l., si disvela in ogni suo particolare: le entità economiche locali, infatti, agivano prevalentemente come subappaltatrici di quella romana, dato emerso non solo in relazione ai lavori per la realizzazione della rete irrigua dipendente dall'invaso Disueri, ma, ancora, con riguardo a quelli avviati a Palermo, aventi ad oggetto il parcheggio multipiano interrato di piazza Vittorio Emanuele Orlando, ed a quelli concernenti il primo lotto (tronco I) dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria.
A questo punto sorge spontanea una riflessione: quale insindacabile interesse avrebbe spinto un'azienda leader in Italia nel mercato di competenza, capace peraltro di dotarsi di un ampio quanto completo codice etico, ad avviare una multiforme strategia di “avvicinamento” verso il Genio Civile di Caltanissetta ed il Dipartimento degli interventi infrastrutturali della Regione Sicilia? La replica ad essa fonda le proprie radici in un procedimento civile, instaurato presso il relativo Tribunale di Gela, generato da una controversia insorta tra la medesima Safab s.p.a. ed il Consorzio di Bonifica 5, incentrata, ancora una volta, sull'appalto, ottenuto dalla prima, per la costruzione della rete irrigua dipendente dall'invaso Disueri.
La società romana, infatti, rappresentata in sede giudiziaria dallo studio legale associato Dè Medici-Sterpetti del foro capitolino, decise di citare la stazione appaltante, ritenendosi vittima di ritardi nella consegna dei cantieri di lavoro, capaci di apportare ingenti danni economici: dovuti, secondo la tesi sostenuta dalla stessa, alla sola responsabilità del Consorzio.
Il contratto di appalto, stipulato tra le parti in data 20 Luglio 2001, ammontava, in lire, alla cifra di 41.532.380.005, ma la consegna effettiva dei cantieri si concretizzava solo a distanza di un anno dalla stipula: comportando, secondo l'appaltatrice, un drastico aumento dei costi della manodopera e dei materiali, cause giustificatrici di una richiesta di riallineamento dell'originario prezzo, individuabile nella soglia del 5% per ogni anno di durata del negozio giuridico, con inizio, ovviamente, dal primo.
In totale, dunque, la società gestita dai fratelli Masciotta, in base al contenuto del relativo atto di citazione, richiedeva una maggiorazione, pari al 15%, dell'originario importo contrattuale, insieme ad un risarcimento a copertura dei danni patiti, fissato in € 3.217.452,63.
Motivazioni complessivamente contestate dalla controparte processuale, nonché ente appaltante, ossia il Consorzio di Bonifica 5 Gela, rappresentato dall'avvocato Ferdinando Maurelli, certo della totale assenza di una propria responsabilità: in quanto il ritardo nell'effettiva consegna dei cantieri di lavoro all'azienda appaltatrice sarebbe dipeso non da superficialità dell'ente quanto, piuttosto, dalla serie di ricorsi amministrativi proposti dalle altre persone giuridiche partecipanti alla gara d'appalto (l'impresa Restuccia Vincenzo s.r.l. e l'Ati Grezzi Ugo-Russello), divenuti, in quel lasso di tempo, veri e propri ostacoli insormontabili; la pretesa concernente l'ottenimento di un aumento del 15% del prezzo originariamente fissato, inoltre, non poteva accogliersi a causa di una sua incongruenza normativa, soprattutto con riferimento alla percentuale spettante per il periodo intercorso tra la presentazione dell'offerta e la consegna dei cantieri; come da respingere era, ancora, la richiesta di risarcimento danni, formulata dalla Safab s.p.a.
Proprio l'impellente volontà, espressa dagli stessi vertici dell'azienda interessata, di conseguire un risarcimento milionario, seguito da un più vantaggioso riallineamento contrattuale, convinse, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, i medesimi ad avviare contatti con il responsabile ed il dirigente del Genio Civile di Caltanissetta, i soli in grado di rilasciare un parere tecnico a tutela delle richieste perpetrate.
La somma da investire a tal scopo sarebbe ammontata a circa 110.000 euro, da spartire equamente tra Antonio Castiglione, da poco scarcerato in base ad una decisione adottata dal gip di Caltanissetta, dott. Catalano, procura alla quale, per competenza territoriale, l'intero procedimento è stato trasferito, e Santo Giusti.
In attesa di ulteriori progressi investigativi, appare di tutta evidenza la “perdita” sofferta dalla Safab s.p.a., dovuta al mancato raggiungimento di un accordo stragiudiziale con l'ente appaltante: il 14 Aprile scorso, infatti, il giudice del Tribunale Civile di Gela, dott. Luca Gurrieri, ha riconosciuto, con sentenza numero 166, in favore della medesima, la complessiva cifra di € 469.475,60, dovuta in conseguenza dei ritardi nell'affidamento dei cantieri di lavoro, a fronte, però, di pretese attorie assai più esose.


Autore : Rosario Cauchi

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