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Corriere di Gela | Il Gela frana a Cosenza
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notizia del 22/03/2009 messa in rete alle 12:53:41

Il Gela frana a Cosenza

Gela è una realtà abituata atavicamente a vedere le proprie aspettative disattese. In qualità di ospite della trasmissione televisiva “Dribblando” condotta da Giuseppe D'Onchia, all'indomani dell'umiliazione contro l'Igea ed in presenza dello stesso presidente Tuccio, lo ricordammo con le dovute argomentazioni e senza quindi abbandonarsi ad uno sterile catastrofismo, lanciando un messaggio rimasto purtroppo inascoltato. Per settimane chi scrive ha fatto da pompiere sulle colonne del Corriere di Gela perché era troppo evidente che si tornava a soffiare sul fuoco col rischio di scottarci di nuovo e la probabilità di una “scoppola” a Cosenza era quanto più fortemente temevo. Dopo il pesante 3-0 subito al “San Vito” ed una prestazione assolutamente inconsistente sotto tutti i punti di vista, nella puntata di martedì del citato rotocalco televisivo trasmesso da Canale10, ospite in studio è di nuovo il presidente Tuccio che senza veli ammette di aver passato un'intera settimana di vigilia al big-match, cercando di tenere sotto controllo il troppo entusiasmo. Ma chi aveva alzato il livello se non lo stesso staff tecnico e societario con le dichiarazioni a partire dall'immediato post-gara contro il Melfi? Senonché, presumibilmente infastidito dai commenti critici in studio, il patron del sodalizio gelese ha preferito procedere ad una difesa ad oltranza protrattasi financo a negare la pura evidenza e su cui, a questo punto, è meglio tralasciare. Lo stesso tecnico Cosco, intervenuto telefonicamente, è sembrato francamente più confuso che persuaso. Non diciamo che avrebbe dovuto farlo nel post-partita contro l'Igea perchè le due espulsioni avvenute e la perdita di equilibrio generale palesata in campo dai giocatori biancazzurri avrebbero reso una siffatta dichiarazione per nulla convincente; ma perché in sala stampa al “San Vito” non ammettere che quello visto non era il vero Gela, quello cioè che con il Catanzaro ha permesso di apprezzare ancor di più lo strepitoso cammino della capolista? Perché non assumersi la piena responsabilità (in parte anche sua) per la sconfitta subìta e la brutta prestazione esibita, spegnendo così sul nascere ogni polemica e con esse il telefonino per tre giorni? Di certo, da queste parti e non solo in Sila, ne avremmo guadagnato tutti. (Nella foto Iannini)
Lo avevamo scritto e lo ribadiamo, senza minimamente stancarci: a Gela non si può ambire a vincere un campionato professionistico ai nastri di partenza giacché mancano componenti essenziali, su cui è inutile tornare ad insistere. Ciò non toglie che Gela possa fare il salto di categoria, ma l'obiettivo deve maturare in corso d'opera e non allo start. E' accaduto così col Gela di Dominicali e non un secolo fa. Partire in un campionato professionistico con l'obiettivo di vincerlo per ritrovarsi poi, a distanza giusto d'un paio di mesi, ad allenarsi in piazza Umberto I, è una incontrovertibile contraddizione in termini, pur convalidandone l'aspetto chiaramente provocatorio. Ad oggi, il gap che un ambiente calcistico come quello gelese paga rispetto a quello cosentino si è materializzato già all'indomani dello scontro diretto dell'andata. E' vero che i calabresi partivano col vantaggio di avere un'ossatura di base che proveniva dalla D e lo hanno confermato le iniziali 6 vittorie di fila, ma è pur vero che il filone di 6 vittorie consecutive lo aveva fatto anche il Gela ed era culminato con il successo sulla capolista e la conquista, proprio in virtù dello scontro diretto, della testa della classifica.
Il Gela chiudeva un girone d'andata a sole due lunghezze di distacco ed è a quella squadra che si deve tornare a guardare. Poiché l'obiettivo finalmente svelatosi in corso d'opera, è vincere i play-off e per farlo ci vuole la personalità e la condizione psico-fisica del girone d'andata, chiudendo preferibilmente anche il girone ritorno da secondi.
Capitolo tifosi. A Cosenza i gelesi hanno dimostrato ancora una volta cosa sono capaci di fare, più dei “lupi cosentini” venuti all'andata a Gela in numero nettamente inferiore. L'unica verità è che non abbiamo abbonati: questo è il solo punto di discussione.
Purtroppo, c'è una mancanza di fiducia collettiva, che esula dal progetto sportivo portato avanti da Tuccio. La Gela calcistica paga dazio per la retrocessione senza demeriti sportivi dall'allora C1 dopo aver portato ovunque il messaggio di “città della legalità” per poi dimostrarsi semplicemente incapace di iscriversi l'anno successivo. Questo dazio, in termini di sfiducia, lo pagheremo fino a che non ritorneremo in quella categoria che ci appartiene e dalla quale non siamo mai retrocessi sul campo. I circa 2000 spettatori che vengono al “Presti” sono oro colato. A Cosenza che hanno fatto vent'anni di B erano in settemila, 5000 paganti e 2000 abbonati. Se avessimo gli stessi abbonati di Cosenza, i 2000 che vengono al campo ogni domenica non si saprebbe dove metterli, a meno di costringerli a riempire una curva per non vedere nulla, considerato che la gradinata è destinata ai pochissimi ospiti.
E' un'eventualità quest'ultima, ne siamo sicuri, che si presenterà nel mese di giugno, quando ancora una volta questo pubblico di sognatori ad occhi aperti non farà mancare il proprio coraggio: quello che ad altri è mancato a Cosenza.


Autore : Filippo Guzzardi

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