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Corriere di Gela | Beppe Tringali, docente-percussionista, plurilaureato e una carriera alle spalle
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notizia del 27/10/2012 messa in rete alle 12:52:28

Beppe Tringali, docente-percussionista, plurilaureato e una carriera alle spalle

“Tutto quello che cerchi nella musica è nella tua stanza”, cantava Miles Davis. La stanza in questione è il cuore, il punto più profondo dell’anima dove spesso risiedono le risposte che cerchiamo, il coraggio che ci serve. La stanza di Giuseppe Tringali (nella foto), batterista e percussionista, è sempre stata così piena di giri armonici e melodie che naturalmente lo ha condotto alla musica. Il suo curriculum è l’amore, la passione, la fatica e la determinatezza di un ragazzo che ha cominciato per gioco – vedendo la batteria del suo migliore amico Gianni Cravana (ne abbiamo parlato nel numero scorso) – e ha continuato facendo sul serio. Papà primario ospedaliero, mamma insegnante di liceo, Beppe si è laureato con il massimo dei voti e la lode al biennio specialistico di secondo livello in discipline musicali nel 2007 presso l’istituto musicale Bellini di Catania, consegue poi un’altra laurea con 110 e lode al biennio specialistico di musica jazz presso il conservatorio Corelli di Messina nel 2010. Ha partecipato a diverse masterclass tenute da musicisti di fama internazionale, ha vinto il Premio nazionale delle Arti, ha inciso il musical Napulerie – prodotto dalla Rai International – e diversi cd. Dal 2007 collabora stabilmente con la cantante statunitense Amii Stewart e con il sassofonista Maurizio Giammarco, con il quale ha inciso per l’orchestra Jazz del Mediterraneo. Attualmente è impegnato con un progetto chiamato Urban Fabula, un trio che si esibisce con musiche originali e vincitore del premio della critica all’European jazz Contest e del prestigioso premio “Pippo Ardini”.

– Giuseppe, quando hai capito che la musica doveva essere più di un semplice gioco?

«Quando durante le scampagnate di famiglia io e Gianni Cravana immaginavamo di avere la batteria e di suonarla. Quando passavo interi pomeriggi a suonare, ad ascoltare musica ininterrottamente. E’ stato un processo lento, sempre in crescita, un costante divenire».

– Insegni batteria e percussioni a Gravina di Catania, in una scuola media. Che cosa cerchi di trasmettere ai tuoi alunni oltre alle semplici nozioni musicali?

«Che devono affrontare la musica con serietà e curiosità. La serietà è fondamentale perché è la componente che ci permette di andare in profondità. La curiosità perché è il motore che ci consente di sapere sempre di più. E poi cerco di insegnare loro quanto sia importante l’ascolto reciproco in questa società che li schiaccia e li aliena».

– Rispetto alla tua generazione come vedi i giovani nell’apprendere l’arte?

«Chi ha voglia di sposare l’arte in qualche modo ce l’ha dentro e ce la fa. Durante una serata con i miei alunni – quelle tipiche serate che si organizzano a fine anno scolastico – mi sono accorto che alcuni, seduti allo stesso tavolo, si scambiavano sms. Questa cosa mi ha fatto sorridere ma allo stesso tempo riflettere, è indice di una realtà che non vuole più portarli al confronto diretto, alla socializzazione vera e non virtuale. Davvero l’arte può salvarci la vita e, in questo caso, la musica che è comunicazione. “La felicità è reale se è condivisa”, altrimenti è solo sfoggio di bravura».

– Quanto è cambiata la musica nel corso degli anni dal punto di vista tecnico? Quanto sono diversi i gusti musicali dei giovani?

«Con la nuova tecnologia si può fare di tutto, persino studiare un musicista e il suo modo di suonare. Per noi invece è stata più dura ma il fatto che dovevi cavartela da solo è stato determinante. Quello che riusciamo a guadagnare soltanto con le nostre forze è assolutamente migliore di ciò che ci viene servito su un piatto d’argento. I gusti musicali cambiano, come nel cibo o nella moda. Da giovani si è attratti dai virtuosismi, poi si capisce che la buona musica – da Bach ai Metallica – è fondamentale. Io amo la musica, in pieno».

– Cosa si prova suonando dal vivo?

«Non dipende sempre dal contesto, ma dall’energia che riesci a stabilire con il pubblico. Ho fatto davvero tanti concerti e mi è capitato di provare emozioni esaltanti più con un pubblico poco numeroso che di fronte ad una piazza gremita di gente. Quando torno a suonare a Gela mi accorgo di quanto sia bello ritornare qui e confrontarmi con un pubblico meraviglioso».

– Quanto ha contribuito la musica nel farti diventare ciò che sei adesso sia professionalmente che personalmente?

«Credo che la musica molte volte sia una compagna più efficace di una donna. Grazie a lei mi sono posto molte domande perché ti mette in crisi, in discussione e non sai mai davvero se sarai bravo a comunicare qualcosa agli altri. Ho cominciato a 13 anni, ne ho 37 e sono ancora legato a lei. Sì, è senza dubbio la compagna migliore».


Autore : Greta Smecca

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