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Corriere di Gela | Consiglio comunale allo sbando Il sindaco: «Io penso alla città»
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notizia del 22/07/2013 messa in rete alle 12:09:21
Consiglio comunale allo sbando Il sindaco: «Io penso alla città»

Il Corriere va in vacanza, la politica no. Si fa per dire perché la politica locale sembra essere quasi sempre in vacanza. Basti guardare il basso livello di produttività del consiglio comunale, ridotto com’è, quasi sempre, a chiudere le sedute per mancanza di numero legale. Stessa cosa anche martedì scorso proprio sul bello, quando si stava discutendo della mozione Di Dio per l’istituzione del garante dell’adolescenza e dell’infanzia. Si inizia male e con molto ritardo. Il presidente del consiglio Fava viene apostrofato da Pellitteri perché queste defezioni «finiscono col vanificare le funzionalità dell’organo assembleare». Non è la prima volta che Pellitteri interviene drasticamente per riportare il clima rovente e spesso inconcludente del consiglio sulla giusta via.

I ritardi nell’avvio delle sedute non sono un fatto nuovo. In varie circostanze si sono registrate denunce da parte di consiglieri sempre puntualmente presenti, citiamo ad esempio Fabrizio Cafà (Mpa), che hanno sollecitato interventi energici per il superamento della pessima abitudine di iniziare le sedute quasi sempre in ritardo. Ma il vero problema di questo civico consesso non è tanto il dato tecnico del ritardo, quanto la frustrazione e l’insoddisfazione di buona parte di consiglieri che si sentirebbero demotivati e scoraggiati ad assumere iniziative di ordine politico finalizzate ad una collaborazione più costruttiva. Molti si chiedono che senso ha continuare di questo passo quando tutte le mozioni e gli atti di indirizzo vengono del tutto vanificate dal sindaco! Non lo affermiamo noi, ma sono dichiarazioni che raccogliamo tra i consiglieri.

A mettere benzina sul fuoco è Salvatore Gallo di Scelta civica, le cui accorate voci non vengono quasi mai raccolte. Ricordasi, a titolo di cronaca, il caso del posteggio riservato ai disabili sempre occupato da non aventi diritto. Le risposte alle sue interrogazioni puntualmente vengono disattese dai competenti assessorati. Il più preoccupato fra tutti è il più veterano dei consiglieri Pd Rocco Giudice che esprime tutta la sua insoddisfazione mista a rabbia lasciandosi andare ad uno sfogo per come vanno le cose a casa propria Pd) ossia nella maggioranza. E’ stato molto critico per via dell’assenza del sindaco e dell’arrivo del vice sindaco Ferracane dopo più di un’ora. Le sue argomentazioni sono state di natura politica e sono partite dal famoso documento firmato da 9 consiglieri su 10 con cui si chiedeva al sindaco l’azzeramento della giunta.

«Non c’è stato nessun azzeramento – ci dichiara Giudice dopo la seduta consiliare – ma solo l’annuncio di una rimodulazione. Le cose sono rimaste tali e quali. Le nostre mozioni e interrogazioni non servono a nulla dal momento che non viene dato loro un seguito. Allora mi sono rivolto ai colleghi e mi sono sentito nel dovere di dire loro di riflettere sul da farsi. Non c’è nessun rispetto da parte del sindaco nei nostri riguardi e a questo punto è d’obbligo trovare una soluzione».

Comprendiamo che alla base del suo ragionamento c’è l’insoddisfazione di un consigliere che scopre, ma non da ora, uno scollamento totale tra giunta e consiglio comunale, e si sforza di individuare una soluzione per il bene della nostra città.

Anche Giovanna Cassarà esprime tutta la sua frustrazione e il venir meno di ogni interesse. Lo dimostrano le sue partecipazioni meno frequenti alla sedute consiliari. “Avevo anch’io sottoscritto il famoso documento elaborato dal segretario del partito Carlo Romano e con la collaborazione di Peppe Arancio – aggiunge la Cassarà – documento del quale il sindaco non aveva fatto tesoro. Di qui le dimissioni del segretario, nei confronti del quale ho dato tutta la mia solidarietà. Non si può restare inermi ad osservare come la giunta e il consiglio camminino su binari completamente contrapposti. In queste condizioni non mi sento per nulla motivata a dare il mio modesto contributo per una risoluzione dei problemi del territorio. Come si possono chiudere gli occhi difronte alle carenze nella sanità, dei servizi? Ho perso tutto l’entusiasmo sentendomi demotivata, specialmente quando non viene dato riscontro dal sindaco ad interrogazioni e mozioni”.

Queste dichiarazioni raccolte in casa Pd sono il sintomo di un malcontento che è destinato a perdurare fino alla fine della consigliatura. Anche il capogruppo consiliare Pd deve sentirsi frustrato e lo dimostrano le sue prese di posizione che cadono inascoltate.

Cosa effettivamente voglia non lo sa neppure il sindaco Fasulo. Infatti quando gli chiediamo cosa sottendono i suoi interventi ci risponde: «Cosa vuole che le dica». Forse se si parlasse da parte di tutti in forma più chiara bandendo il politichese, ne trarrebbe giovamento la città in ogni suo aspetto. A sentire Terenziano Di Stefano, autosospesosi dall’ex Mpa, sembrerebbe fortemente avvalorata la tesi del “lascia vivere e andiamo avanti così”. A suo giudizio pare che ci sia un sottinteso benestare da parte del nostro presidente della Regione Crocetta, degli onorevoli Federico e Arancio riguardo all’operato del sindaco Fasulo. Come voler dire: vai avanti così, lasciali sbattere. Se di copertura e di avallo dovesse trattarsi è chiaro che si concluderà tutto alla fine del mandato sindacale. Alla prossima campagna per l’elezione del sindaco, sembra che non si debba parlare di ricandidatura di Fasulo.

Sulla questione delle rimodulazioni delle deleghe abbiamo cercato di contattare il gruppo consiliare dell’ex Mpa, ma l’unico che riusciamo a raggiungere è l’assessore Ugo Costa. Solo che lui non sa nulla o non vuol dire nulla. Tutti gli altri hanno il cellulare staccato e l’on. Federico ha perennemente la segreteria telefonica di poste mobili sempre attiva. Gli lasciamo persino un messaggio che non ha mai avuto un seguito. Terenziano Di Stefano ci fa sapere che la prossima settimana, restando così le cose senza che sia avvenuto qualche cambiamento di rilancio del territorio e dell’attività amministrativa, potrebbe addirittura abbandonare l’ex Mpa.

«Lunedì scorso – ci confida – partecipai ad una riunione del gruppo consiliare, ma da esterno. Avremmo dovuto trovare delle soluzioni in base alle decisioni che avrebbe preso il sindaco. Ma siccome Fasulo insiste che il problema non è la giunta, continuerà ad andare avanti lasciando le cose al loro posto. Le rimodulazioni delle deleghe sono puramente virtuali e sono certo che tra gli assessori Mpa, ma anche tra quelli restanti, tutto resterà come prima». E il sindaco che dice sulla questione rimodulazione e rilancio dell’attività amministrativa? Glielo chiediamo di ritorno da Palermo, dopo la istituzione della zona franca urbana deliberata dalla regione siciliana. Ma lui preferisce parlarci prima di tutto di un avvenimento più importante, quello della Zona Franca Urbana che supera qualunque altro argomento. «Decorsi novanta giorni usciranno i bandi – aggiunge Fasulo – le Zfu individuate, fruiranno di una serie di agevolazioni incentivanti e sgravi, in particolare alcune misure di fiscalità di vantaggio per favorire l'insediamento di attività relative alle medio e micro imprenditorialità. Per quanto concerne Gela, l’istituzione della Zona Franca Urbana rappresenta una delle più importanti e storiche occasioni per lo sviluppo economico ed occupazionale. Le aree a fiscalità di vantaggio consentiranno sgravi contributivi fino a 10 anni per le imprese che ne usufruiranno».

Poi ricorda che gli abbiamo posto una domanda di politica e allora ci dice che allo stato non è avvenuta nessuna rimodulazione, in quanto si sta ancora lavorando sui punti programmatici sui quali si chiederà una condivisione.

«Noi non facciamo un discorso di assessori – continua Fasulo – ma di chi vuole lavorare attorno ad un programma per la città. Chi ci vuole stare ci sta».

Si è parlato di mozione di sfiducia nella seduta scorsa.

«Morselli non appartiene al mio partito ed è giusto che faccia questo tipo di discorso. Se nel mio partito ci sono delle persone che ritengono di non condividere questa linea – avverte il sindaco – decidano cosa debbono fare. Loro stanno discutendo e stanno andando contro le indicazioni del partito».

Le conclusioni le lasciamo ai nostri lettori.


Autore : Nello Lombardo

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