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Corriere di Gela | Il Comune di Gela e la forma pubblica: pregi e difetti
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notizia del 26/04/2009 messa in rete alle 11:53:20
Il Comune di Gela e la forma pubblica: pregi e difetti

Una delle caratteristiche salienti delle amministrazioni pubbliche, fin dall’inizio degli anni novanta, è stata, senza ombra di dubbio, quella di affidarsi ad un prevalente modello gestionale: l’outsourcing.
Si tratta di un’opzione prodotta dallo studio di altre esperienze, prioritariamente anglosassoni, imperniate su una diffusa interazione tra soggetto pubblico ed entità private.
Quella che appariva una dimensione chiusa ed impenetrabile si è bene presto mutata in terra di conquista per società private di ogni genere, ben propense ad accettare incarichi ed appalti banditi dalla pubblica amministrazione.
Il meccanismo di affidamento ai privati, originariamente evolutosi a seguito di impellenti bisogni pubblici, ha, negli ultimi anni, rotto ogni sorta di barriere protettiva, producendo una vera e propria inversione dei fattori di forza: gli enti pubblici, infatti, stentano a mantenere il tradizionale controllo sull’azione dei privati, sempre più indispensabile anche a causa delle vistose lacune dell’organizzazione amministrativa.
Una minima svolta, invece, sembra profilarsi nell’organizzazione del Comune di Gela. Il direttore generale del medesimo ente, la dottoressa Antonella Liotta, ha avviato una procedura, da concludersi entro l’imminente periodo estivo, diretta all’acquisizione del 49% del pacchetto azionario della società Ghelas Multiservizi, attualmente nella disponibilità di Italia Lavoro spa. L’obiettivo perseguito appare molto chiaro: evitare ogni forma, anche solo embrionale, di outsourcing, affidandosi al sistema antagonista di house providing. Quest’ultimo, a differenza del precedente, attribuisce piena priorità all’operato dell’ente pubblico, il quale, autonomamente, provvede al perseguimento dell’interesse collettivo, attivando ogni risorsa necessaria, senza far ricorso ad entità terze.
Del resto la stessa storia della Ghelas Multiservizi, in verità assai recente, dimostra il forte interesse pubblico all’avvio di un’attività rivolta al soddisfacimento di bisogni collettivi.
La società sorse, infatti, alla fine del 2004, allo scopo di assicurare la definitiva stabilizzazione di 29 lavoratori di pubblica utilità (Lpu) e di ulteriori 122 precari (in prevalenza ex articolisti): l’esecutivo allora in carica decise di realizzare una collaborazione con Italia Lavoro s.p.a., detentrice del 49% delle azioni, acquisendo la maggioranza del 51%.
Descrivere il partner individuato dal Comune di Gela, è, a sua volta, poco agevole: Italia Lavoro s.p.a. ha pochi elementi di conformità con le tradizionali persone giuridiche di diritto privato, trattandosi di un vero e proprio braccio operativo del Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali, come disposto dalla legge n.121 del 2008, destinato alla promozione ed alla gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale. La società a maggioranza comunale, dopo il primo periodo di completa empasse, durante il quale (sotto la guida di Crocifisso Moscato) vennero denunciati molteplici tentativi tesi a trasformarla nel solito ricettacolo di assunzioni clientelari, iniziò ad innestare un adeguato passo di marcia, utile a condurla verso risultati sicuramente positivi, in presenza peraltro di uno scenario economico tra i meno felici dell’intera penisola.
Italia Lavoro s.p.a., e con essa l’ombra delle istituzioni nazionali, si avvia così a farsi definitivamente da parte, lasciando l’intero controllo al Comune di Gela.
Proprio a questo punto, però, sorgono talune questioni di non secondaria incidenza: la principale concerne sicuramente il rischio di rendere la stessa società meta privilegiata di assunzioni realizzate al di fuori di scopi prettamente migliorativi; l’incombenza di un pericolo clientelare non deve essere trascurato, anche nella prospettiva di imminenti elezioni amministrative (nell’ipotesi del successo di Rosario Crocetta alle elezioni europee).
Dall’altro lato non è possibile contestare i successi conseguiti dalla Ghelas Multiservizi, ribaditi dalla recente pubblicazione dei dati riguardanti l’esercizio 2008: sulla scia di tali conquiste, fatte proprie da un’entità economica praticamente pubblica, non sembra azzardato chiedersi se una siffatta modalità non avrebbe potuto garantire simili esiti anche nella gestione del servizio idrico e di quello dei rifiuti, ferite ancora aperte per l’intera cittadinanza. La gestione pubblica, divenuta obiettivo particolareggiato della critica neo-liberista rinvigoritasi fin dall’inizio degli anni ’80, si presenta oggi come via necessaria da imboccare per un ritorno all’originario obiettivo del pieno soddisfacimento degli interessi collettivi.


Autore : Rosario Cauchi

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