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Corriere di Gela | Consiglio, il question time perde appeal, e allora è meglio discutere di ambiente
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notizia del 09/11/2008 messa in rete alle 11:35:54
Consiglio, il question time perde appeal, e allora è meglio discutere di ambiente

Altre due sedute sulla question time andate a vuoto. Quella di martedì 4 novembre per mancanza di numero legale, e quella del giorno dopo per lo stesso motivo. Però c’è da dire che in prima convocazione i lavori potevano iniziare in quanto sussisteva il numero legale. La seduta però è stata rinviata di un’ora su richiesta del sindaco che aveva ricevimento. L’aula così completamente svuotata, rimanendo alcuni consiglieri e l’assessore La Folaga. Dopo un’ora il capogruppo del Pdl Trainito che fungeva da presidente dell’assemblea, chiamato l’appello ha mandato i sette consiglieri presenti a casa. Dopo dieci minuti dallo scioglimento della seduta è arrivato il sindaco.
La seduta di lunedì 3 novembre è stata sostanzialmente produttiva. A richiederne la convocazione era stato il consigliere d’Italia di mezzo Fabio Colllorà assieme ad altri dodici consiglieri.
Il tema è stato quella della manutenzione degli impianti e della sicurezza dello stabilimento. La motivazione a discutere del problema l’allarme lanciato dal sindacato, i continui blocchi degli impianti, l’aria maleodorante dovuta agli scarichi anomali della raffineria e le preoccupazioni dell’insorgere di incidenti. Quella di Collorà è stata una iniziativa “per” e non contro, tra l’altro molto apprezzata dal sindaco Crocetta che ha risposto punto per punto alle sue interrogazioni. La seduta stava iniziando male con un intervento del consigliere di Italia di Mezzo che ha criticato fortemente l’assenza non solo del sindaco ma anche dei mezzi d’informazione. Ma nel breve volgere di tempo Tv, giornalisti e sindaco sono sopraggiunti facendo proseguire i lavori con toni più pacati. L’inquinamento delle acque di falda sottostanti alla Raffineria – ha detto Crocetta evitando di toccare il tema delle manutenzioni e della sicurezza giusta richiesta di Collorà – sarà destinato a peggiorare con grave nocumento per la flora e fauna marina se l’Eni non realizzerà le barriere bentonitiche. Le norme vigenti in materia di inquinamento valgono altrove – ha aggiunto il primo cittadino per la prima volta puntando il dito contro l’Eni – mentre a Gela vengono aggirate se si pensa che le barriere sono state realizzate solo da un lato lasciando scoperti gli altri con possibilità di sconfinamento dei liquidi inquinanti e per di più a profondità di pochi metri mentre si richiederebbero profondità dai 20 ai 50 metri. Il fatto più grave e che incide sulla salute dei cittadini è il subdolo inquinamento che non si vede e che si libra nell’aria oltre che nel sottosuolo, nei campi e nelle acque dove attinge il dissalatore . Perdurando questo fatto l’Eni non potrà mai aspirare alle autorizzazioni che dovrebbe rilasciare il ministero dell’Ambiente. Collorà ha illustrato i motivi della richiesta di seduta urgente legandoli alle ben note vicende di questi giorni quando dalla fabbrica si sono sprigionati nell’aria fumi inquinanti e puzza nauseabonda che hanno determinato malesseri tra i cittadini alcuni dei quali si sono dovuti recare al pronto soccorso. Collorà con il suo intervento è partito dall’attacco della Raffineria contro la politica gelese e così ha proseguito: “C’è stato un atto d’accusa ben preciso della Raffineria contro i sindacati e l’Amministrazione. Bisognava rivolgersi a loro per comprendere se si facessero o meno le manutenzioni ed in ordine alla situazione delle ditte dell’indotto diceva la loro situazione è drammatica per via di una sovrabbondanza di personale e pertanto ha invitato a cercarsi altre commesse al di fuori della raffineria. La mia, comunque, non è stata una richiesta di convocazione urgente del Consiglio contro, ma un’occasione offerta al capo dell’amministrazione per dimostrare che c’è grande forza in questa città e sui temi ambientali come quelli correlativi alla manutenzione è fondamentale che vi sia un attacco su un unico fronte, un’azione di rottura contro i poteri forti in nome di una crescita economica della città alla quale corrisponde anche una nuova forma ambientale”. Di qui la sua richiesta all’Amministrazione assieme al Consiglio comunale, di uno scatto d’orgoglio per assumere una posizione inequivocabile contro l’Eni. Su questo auspicio il sindaco si è detto concorde e se non lo ha fatto prima è stato per una questione di stile. Ha sottolineato che è necessario intraprendere una grande battaglia di civiltà contro la raffineria verso la quale ha lanciato un atto d’accusa dimostrando che assieme al Consiglio comunale può concorrere ad una lotta per il miglioramento della situazione che non sia più conflittuale ma di crescita.
Il dibattito che ne è seguito è stato sereno e costruttivo. Sono intervenuti oltre al presidente Di Dio che ha anche coordinato gli interventi, i consiglieri Gulizzi, Paolo Cafà, Trainito, Greco Ferracane, D’Arma e Scuvera. Il capogruppo del Pdl Gaetano Trainito ha consegnato un documento sulla sicurezza ambientale, investimenti e manutenzione degli impianti della Raffineria, con il quale tra l’altro si è chiesto come mai la Raffineria, nonostante aveva espresso il proprio impegno, non ha provveduto a redigere a proprie spese il progetto esecutivo dei lavori della diga foranea seriamente danneggiata dalla mareggiata del 2004. Trainito ha anche lanciato il grido d’allarme dopo la denuncia dei lavoratori e le Rsu, che denunciano un’inefficiente manutenzione degli impianti col grave rischio di incidenti ed infortuni sul lavoro. Ha richiamato anche l’attenzione sul grave problema degli sgradevoli e pungenti odori notturni che promanano dallo stabilimento e si è chiesto se bisogna attendere che ci scappi il morto per ricorrere ai ripari. Infine ha salutato favorevolmente la conferma degli investimenti e l’istituzione di un tavolo nazionale che seguirà periodicamente lo stato degli investimenti nei vari siti. Per Totò D’Arma, capogruppo del Pd, si tratta di aprire una sorta di vertenza nei confronti del petrolchimico per la salvaguardia della salute, dell’ambiente e del risanamento affianco alla cittadinanza ed ai sindacati. “Fino ad oggi – ha detto D’Arma – riteniamo che ci sia lentezza e talvolta disimpegno e comunque l’interesse a mantenere un rapporto di subalternità il territorio di Gela. L’Eni deve utilizzare i reflui e dare l’acqua alla campagna, così come quella del Ragoleto alla città. Non si può accettare l’acqua del Disueri perché non è potabile. Infine il risanamento del sottosuolo e le opere di bonifica sono ormai giunti a un punto tale che devono trovare una soluzione”.
Anche Paolo Cafà di Democrazia e socialismo è intervenuto nel dibattito riferendosi alle dichiarazioni dell’ingegnere Ricci rilasciate alla stampa. “Per dare ottocento milioni per le manutenzioni - ha affermato Cafà – è necessario mettere in sicurezza lo stabilimento creando delle barriere betonitiche contro l’inquinamento delle acque di falda. E’ una tesi questa sposata anche dal sindaco. Noi dobbiamo mantenere alta l’attenzione su tutta la vicenda petrolchimico, che si interseca con l’ambiente, con le manutenzioni e quant’altro facendo sistema al di là delle appartenenze, in modo da trovare le soluzioni atte a risolvere il problema”. Intorno alla mezzanotte il consiglio ha deciso di rinviare al 14 novembre la prosecuzione del dibattito per giungere alla stesura di un documento bipartisan assieme all’amministrazione.


Autore : Nello Lombardo

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