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Corriere di Gela | La scomparsa di Padre Enrico frate del popolo e “cittadino gelese”
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notizia del 11/01/2003 messa in rete alle 11:26:21
La scomparsa di Padre Enrico frate del popolo e “cittadino gelese”

Attualità. La scomparsa di Padre Enrico frate del popolo e “cittadino gelese” Il 23 dicembre, antivigilia del Santo Natale, presso il convento dei frati Cappuccini a Gela, è venuto a mancare padre Enrico Abramo (nella foto), che con i suoi 90 anni (e sei mesi) era il decano fra tutti i frati cappuccini della Provincia Monastica di Siracusa. Nato a Melilli il 9 giugno 1912, padre Enrico aveva fatto la vestizione religiosa il 30 ottobre 1927, ad appena 15 anni. Fece la professione temporanea nel 1928 e quella perpetua nel giugno del ‘33. Fu infine or-dinato sacerdote a Siracusa, da Sua Eccellenza mons. Iacono, il 17 febbraio 1935, iniziando da quel momento quella grande ed instancabile attività pastorale ed evangelica che l’ha visto sulla breccia, ininterrottamente, per 67 anni, praticamente sino alla fine dei suoi giorni. Infatti, il 22 dicembre, alle 17,30 aveva celebrato la sua ultima messa, poche ore prima del grave malore che, colpitolo, in meno di 24 ore lo avrebbe portato alla morte. Innumerevoli gli incarichi svolti da padre Enrico durante il suo lunghissimo servizio sacerdotale. Fu più volte parroco e guardiano a Sortino, Gela, Ragusa; insegnante di religione, direttore del Seminario Serafico, ed ancora, dal 1947 al 1950 assistente provinciale dell’Ordine Francescano Secolare; un amore – il suo – per il terz’ordine di San Francesco, di cui non fece mai mistero, come è testimoniato dalla sua costante vicinanza ai terziari francescani, anche negli ultimi anni a Melilli e Gela. Nel 1954 padre Enrico ebbe il merito di fare riaprire il convento di Caltagirone, dove riposano le spoglie del venerabile padre Innocenzo. Insieme al grande amore per Gesù Eucaristia, grande, grandissimo fu per padre Enrico la venerazione per la Madonna, cui era legato da profondo e tenero amore filiale. Nel 1966 egli fu il primo parroco di Maria SS. delle Grazie, ed in questa veste fece ristrutturare il vecchio convento e la chiesa. Furono quelli gli anni – dal ‘65 al ‘75 – in cui padre Enrico fece conoscere a tutti la sua tempra, il suo temperamento di “felice memoria” manzoniana, ma soprattutto rivelò la sua grande umanità, radicalmente convito che la missione sacerdotale dovesse passare necessariamente attraverso la carità e la solidarietà verso gli ultimi. E questa fu certamente la caratteristica più pregnante di questo religioso, figlio degnissimo del Serafico Padre San Francesco. Nel 1999 – dopo essere stato a Ragusa, Siracusa, Melilli – ormai anziano e acciaccato, padre Enrico espresse il desiderio di rientrare a Gela per trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza terrena, all’ombra di Maria SS. delle Grazie, in quel convento e in quella città che gli erano rimasti sempre nel cuore. Una città, Gela, che non fu ingrata verso questo straordinario ed umile cappuccino, tanto che il 16 dicembre 2000, la Giunta municipale volle concedergli la cittadinanza onoraria. Sempre nel 2000, l’anno del Grande Giubileo – il 17 febbraio – padre Enrico volle festeggiare il suo 65° anno di sacerdozio presso la Casa Francescana “Sant’Antonio di Padova”, che lui chiamava “il piccolo bellissimo santuario di Manfria”, mentre ai cappuccini accettò di fare da assistente spirituale al gruppo di preghiera di Padre Pio, anche in ragione della profonda devozione che nutriva per il santo di Pietrelcina, che egli aveva conosciuto personalmente quando era ancora un giovane sacerdote. I funerali di padre Enrico Abramo si sono svolti il 24 dicembre presso la parrocchia di Maria SS. delle Grazie. la concelebrazione esequiale è stata presieduta da padre Francesco Vinci, Ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Siracusa. Fra i celebranti anche il Vicario Foraneo mons. Grazio Alabiso. Presenti, fra le autorità civili, il sindaco Giovanni Scaglione ed alcuni assessori. Nella chiesa, stracolma di fedeli, molti parrocchiani hanno seguito il rito in lacrime. Dopo la benedizione finale, il Superiore padre Pietro Iacono ha letto il messaggio del vescovo, preludio dialcune toccanti testimonianze sulle straordinarie virtù di questa monumentale figura di religioso, che seppe essere un sacerdote del popolo, e per questo è stato così amato. Adesso le spoglie di padre Enrico riposano a Melilli – sua città natale – dove sono state tumulate nella tomba di famiglia, insieme ai genitori e altri due fratelli, che furono anch’essi sacerdoti.

Autore : Gianni Virgadaula

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