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Corriere di Gela | Franzone (Progetto Provincia): "Siamo la più grande città d'Italia non capoluogo"
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notizia del 21/01/2008 messa in rete alle 10:50:44

Franzone (Progetto Provincia): "Siamo la più grande città d'Italia non capoluogo"

Ha una grande memoria e pazienza. La pazienza di sapere aspettare e di andare avanti. Alle nostre domande risponde con il tono e soprattutto con la consapevolezza di essere nel giusto. La sua è una posizione in controtendenza. Ci sono settantasettemila ragioni perché la nostra città assurga agli onori di provincia. Mai come adesso ci sono le condizioni per raggiungere questo obiettivo. Il minimo che si possa realizzare quest'anno è quello di avviare la costituzione di un consorzio di comuni. Ne ha già contattati venti. E' questo il quadro che si è fatto Filippo Franzone (foto), presidente del comitato “Progetto Provincia”, e i suoi più stretti collaboratori, Alfonso Giardina e Gisueppe Italia. Gli stessi che domenica scorsa hanno animato l'assemblea generale dei soci, nella sala quasi deserta del Palazzo Ducale, disertata da tutta la classe dirigente della città. Solo il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Di Dio si è visto quasi alla fine della mattinata.
Franzone si è buttato con tutta l'anima al lavoro ed ha detto che questo è il momento buono. Da qualche anno ha fondato un comitato. Poche persone ma molto attive. E' deluso dalla poca partecipazione all'assemblea organizzativa di Palazzo Ducale. Non c'era uno straccio di politico o rappresentante delle istituzioni.
- Franzone, il vostro progetto di provincia è molto ambizioso. Nonostante tutto lei va avanti e non demorde.
«In me c'è la convinzione che tutti i problemi di Gela, quelli sanitari, della viabilità, dell'acqua sono legati ad un solo grande problema: non essere capoluogo di provincia. E allora per questo motivo mi sono intestardito incentrando tutta la mia attenzione su questo problema che lo ritengo ilo vero ed unico problema di nostri mali».
- Lei saprà che si parla da tanto di eliminare le province, ritenute ormai desuete e prive di funzionalità. Sono più un carrozzone che si regge solo per elargire stipendi che per produrre. Facendo l'esame costi-benefici, non pensa che la bilancia penda da parte dei costi? Con il vostro progetto non pensate di andare in controtendenza?
«Mi trovo perfettamente d'accordo con questa sua idea. Tra l'altro anche io ho sostenuto più volte pubblicamente l'abolizione delle province. Però sappiamo che la Costituzione italiana e lo Statuto siciliano prevedevano l'abolizione delle provincie. Sono trascorsi cinquant'anni e non è successo nulla. A questo punto credo che ne trascorreranno altrui cinquanta e le province saranno ancora qui. Nel frattempo nelle Regioni a statuto ordinario si continua fare nuove province e noi paghiamo lo scotto di non essere capoluogo provincia. Siamo assoggettati ad una provincia che nulla produce ma che tutto gestisce. Riguardo alla eliminazione delle province, parecchi leader si sono espressi contrari. Cito Rutelli, Angeletti ed altri. Appena c'è una crisi economica si parla di stringere la cinghia incominciando dall'abolizione delle provincia. Passata l'emergenza tutto passa nel dimenticatoio».
- Non è possibile raggiungere lo stesso obiettivo, però arrivando a consorziare quei comuni che si ritrovano nel progetto provincia?
«Il consorzio dei comuni è il nostro primo passo. Però non è lo stesso obiettivo perché quando la Regione siciliana divide servizi ed infrastrutture interviene solo su base provinciale. Ci sono stati degli esempi molto eclatanti, come quello di assegnare un porto se non addirittura due ad ogni provincia. La nostra provincia è l'unica con uno sbocco a amare a non avere individuato un porto nel sistema portuale siciliano. Così dicasi per gli aeroporti. Mentre Ragusa è riuscita ad avere l'aeroporto di Comiso, noi non siamo stati capaci ad averne uno. La realtà è questa purtroppo».
- Lei ha mai pensato di coinvolgere in questo disegno i politici nostrani?
«Ho qualcosa da ridire sul termine “nostrani”. I nostri politici sono nostri perché sono cittadini gelesi, però sono quelli più manovrabili e che trovano collocazione a Caltanissetta».
- Lei ritiene veramente che tutti i politici gelesi abbiano interesse contrario a costruire la provincia di Gela?
«Loro dovrebbero avere maggiore interesse rispetto a me che non ne trarrò alcun vantaggio. Loro avranno le segreterie dei partiti che oggi sono appannaggio dei politici nisseni».
- Molti dicono che la sua è già una battaglia perduta in partenza. Sicuramente non è d'accordo.
«Non sono d'accordo. Ci sono 77 mila possibilità che Gela diventi provincia. Se dobbiamo rinunciare a diventare capoluogo di provincia, dobbiamo pensare a cambiare nome alla nostra città, per esempio chiamarla “Stupidville”. E' da stupidi perdere questa occasione. Siamo la più grande città d'Italia non capoluogo di provincia. E' veramente vergognoso per il gelese continuare a subire questa umiliazione».
- Lei non si riconosce nella provincia di Caltanissetta e sostiene che non si debba andare a votare. Così facendo non si fanno gli interessi dei nisseni?
«Lei crede che se i gelesi non votassero, i nisseni sarebbero felici di questo? Avremmo un caso nazionale, il caso Gela. Noi dobbiamo dimostrare di non appartenere a questa provincia e nel momento in cui si vota. Non vogliamo questa provincia, non vogliamo un presidente».
- Per portare avanti questo progetto di provincia occorreranno soldi. Ce la farete?
«Abbiamo già sostenuto delle spese e ci autotassiamo tra i soci finanziando il Comitato. Questo non ci spaventa».
- Lei ha dichiarato che coinvolgerà i politici regionali per la causa della provincia. Non ritiene che sia da ingenui che i politici regionali si adoperino per far raggiungere alla nostra città quel traguardo?
«Noi andremo a cercare coloro che hanno interesse a portare avanti questa iniziativa».
- Il vostro percorso parte da dove si fermò quello dell'ingegnere mauro?
“Noi ripartiamo daccapo perché è ingiusto riproporre ai Comuni del circondario di continuare secondo un vecchio progetto. Abbiamo contattato venti comuni”
- Come mai avete pensato anche a Licata?
“Licata è una città che soffre e si accomuna tantissimo ai gelesi. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che i cittadini di Licata sono molto più entusiasti dei cittadini gelesi”.
- Quali saranno i prossimi passi che farete?
«Gela ha dovuto fare grandi sacrifici per ottenere le sue richieste. Ha dovuto registrare tanti morti per il suo Tribunale, i morti per l'acqua, tanti morti per ottenere il polo oncologico. Si spera di non avere dei morti per ottenere la provincia».
E sentiamo in conclusione, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Di Dio, unico politico presente all'incontro.
- Come vede questo ennesimo tentativo di creare la provincia di Gela? Lei era presente all'assemblea.
«Io sono arrivato quasi al termine dell'incontro. La cosa che mi è balzata subito agli occhi è stata la totale assenza della classe dirigente del nostro territorio. E' mia convinzione che tutti i progetti possono essere buoni e non validi. E' certo però che il progetto Gela provincia è uno di quelli che ha sicuramente un percorso irto di difficoltà, non ultimo le leggi nazionali che impediscono la nascita di nuove province. Già nel passato diversi consigli comunali avevano dato il loro assenso, per cui abbandonare dei progetti che avevano già svolto un iter importante, credo che sia sbagliato. Bisogna comunque ringraziare questo comitato come del resto anche gli altri che hanno tenuto alto il livello del ragionamento».
- Si vincerà questa battaglia?
«Sono convinto che si vincerà non con l'intervento del presidente del consiglio, o del sindaco o del deputato. Si vince solo se la città, la popolazione, la classe dirigente, il sindacato, la classe politica scendono in campo. Se ci sono queste precondizioni, un futuro questo progetto potrà anche averlo. Ma a vedere la totale assenza della politica e la poca partecipazione, credo sia meglio lasciar perdere. Lodevole comunque lo sforzo che questo comitato sta facendo».


Autore : Nello Lombardo

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