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notizia del 17/04/2010 messa in rete alle 00:06:57
Gela, sempre e ancora il fondo dell’inferno
All’inizio degli anni novanta Giorgio Bocca descriveva Gela come “il fondo dell’inferno” per descrivere l’abusivismo selvaggio, l’inquinamento e l’enorme potere delle organizzazioni mafiose. In quel periodo lasciavo Gela per venire a studiare a Roma e ogni volta che tornavo speravo di vedere la mia città cambiare un poco, migliorare. Da allora Gela è peggiorata in tutti i settori e continua ad essere sempre più degradata, ultima nelle classifiche di vivibilità in Italia.
A Gela l’acqua che arriva saltuariamente nelle case non è buona neanche per cucinare, l’aria quando gira il vento è satura dei fumi che provengono dall’Enichem, molti terreni contaminati dai materiali tossici di risulta delle produzioni industriali e di conseguenza il mare, solcato da decenni dalle petroliere che periodicamente lavano in mare le cisterne. A Gela non si fa cultura, non c’è un cinema, non c’è un teatro, non c’è una libreria non ci sono spazi per ospitare reperti archeologici unici al mondo. A Gela non c’è turismo, c’è il sole quasi tutto l’anno ma non si parla di fotovoltaico, c’è spesso il vento ma l’eolico non piace perché non è esteticamente bello, le discariche abusive invadono le campagne e non c’è raccolta differenziata.
l sistema fognario in molte parti della città non funziona o non esiste e di conseguenza è spesso in emergenza per gli allagamenti. A Gela non si fa manutenzione delle strade e non c’è verde, gli alberi che ogni tanto piantano o li rubano o muoiono per incuria, manca il senso civico. A Gela puoi vendere per strada ciò che ti pare e dove ti pare e nessuno dice nulla. Puoi andare in motorino senza casco, parcheggiare ovunque o fermarti al centro della carreggiata per chiacchierare con un passante non curandoti della fila di auto che si crea. A Gela non c’è un sindaco e non ci sono politici ma solo gente che mira al potere per logiche clientelari. A Gela c’è la mafia, e c’è tanta brava gente oramai rassegnata. A Piazza Roma in primavera ci sono le rondini, spero che almeno queste tornino ogni anno a trovarci e non volino via come la mia speranza di vedere cambiata questa città che amo.
Sergio Cuvato
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