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notizia del 04/07/2010 messa in rete alle 22:13:07

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Angela Aliotta , l’auspicio di un riposo attivo
Per ben vent’anni Penelope, nonostante le pressioni dei Proci, governò, con saggezza di giorno e scambiando dolci sorrisi con le ancelle di notte, l’isola di Itaca.
Il personaggio omerico m’ha preso la mente mentre sabato scorso, il 26 giugno, partecipavo al saluto che la preside Angela Aliotta (nella foto), dava alla scuola nel momento conclusivo della sua carriera. Avrei voluto dirlo. In tanti mi hanno preceduto e non ho voluto abusare dei numerosi amici presenti.
Ci ho riflettuto. M’è parsa calzante l’immagine mitica donna conosciuta come la virtuosa moglie dell’Eroe. Che invece merita un posto a sé e non in quanto compagna di Ulisse. Per ben 20 anni governò Itaca messa sott’assedio...
Fatti i conti, credo che Ulisse l’abbia governata per un numero inferiore di anni.
Elia – ché così la chiamiamo gli amici – è stata presente nella scuola per un ben più lungo periodo. Da insegnante e poi da dirigente. Sempre coniugando severità, rigore professionale, polso determinato con garbo, gentilezza, sensibilità raffinata e dolcezza. Nel relazionarsi agli alunni, soprattutto ai più deboli, e nell’impegnare il personale tutto. Per fare percepire a tutti, ai piccoli e ai grandi, il valore della loro persona di adolescenti e di professionisti. Orgogliosi di essere nella scuola e di operare nella società in crescita. Convinta come è sempre stata del valore liberatorio dell’istruzione e della partecipazione attiva alla vita civile.
Ci fu maestra la stessa scuola. Quella per la quale ci siamo fortemente battuti. Di tutti e per tutti, come allora insieme al Cidi e ai migliori pedagogisti dell’epoca, sostenevamo.
Negli anni ’70 lottavamo per la riforma democratica della scuola dalla elementare alla superiore, passando attraverso la media che intanto da un decennio era diventata unica e obbligatoria. Nella scuola “Verga”, allora in un capannone di Macchitella, trascorrevamo interi pomeriggi riuniti in gruppi di pionieri a discutere dei decreti delegati, di democrazia scolastica, della legge 348 e della 517 per l’integrazione dei disabili quando ancora mancava la legge quadro, del nuovo sistema di valutazione, dei nuovi programmi, di educazione linguistica, di educazione logico-matematica. Ricorrevamo a riviste, a scritti più o meno d’avanguardia dei vari Vertecchi, Maragliano, Frabboni, Luciano Corradini. E andavamo a Roma per seminari con Bice Chiaromonte, Luciana Pecchioli e poi Alba Sasso e... Tutto per il prestigio nostro professionale. Ché ci tenevamo, eccome, ad essere buoni educatori, bravi presidi. Certo non senza orgoglio. Che però coincideva con il nostro amore per un’istituzione importante, per la scuola. Che svolgeva un servizio importantissimo ai ragazzi, alle loro famiglie e allo sviluppo della società tanto bisognosa di giovani istruiti e liberi. E ci impegnammo anche a sperimentare per la prima volta il tempo pieno a Gela con caparbia quasi dovessimo vincere una scommessa. Divenne preside Elia e mantenne questa sua fermezza professionale che seppe unire alla gioia che provava e contagiava a tutti per il lavoro divenuto veramente gioco.
Il grande amore per i ragazzi, l’impegno per una scuola all’altezza del compito, e quindi per l’integrazione dei soggetti diversamente abili, e l’integrazione culturale con l’ampliamento dell’offerta formativa e quindi ancora per lo sviluppo del sentimento di solidarietà con i programmi dell’Unicef, le pigotte, i concorsi. Ora il meritato riposo? Io glielo auguro. Ma non ci credo come non ci avrà creduto nessuno dei presenti al momento del saluto. Reductio ad unum, le ho sussurrato all’orecchio. Dall’impegno per i ragazzi di Gela e di tutto il mondo, all’amore per il nipote. Beato tu, Matteo! Ma Elia, anche lei all’orecchio, me l’ha confessato che il suo impegno per la scuola non mancherà mai. Meno male! Ne sono convinto. La città ne farà sicuro tesoro.
Autore : Luciano Vullo
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