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notizia del 12/12/2008 messa in rete alle 21:22:31
Legalità, un sushi che si mangia e dopo si vomita
Dopo la leggenda “omerica” che consacra atridi e priamidi eroi, ninfe maghe e proci, è Esiodo il primo Autore che, da Ascra in Beozia (fine VIII secolo a. C.), irrompe nella letteratura greca con l’anagrafe aspra della vita, con la rabbia e il giambo è assai più che una norma etica, è una Divinità, divine sono le sue Leggi, indissolubile la sua Fede (“Le opere e i giorni”, Esiodo).
Oggi, dopo 2700 anni di Storia e storie, in piena Babele politica e morale, in universale diluvio di Civiltà, la Legalità è dunque solo il cemento con cui saldare la pericolante piramide d’una carriera politico-economica, oltre ogni «decet», oltre ogni «decus», oltre ogni «scelus»?!
La Legalità, piatto forte di convegni associazioni comizi elettorali premi onorificenze tavole rotonde e quadrate, è solo il sushi di moda, si mangia e poi si vomita!? E’ quell’incipriata, quel cerone sulla verruca del Crimine e dell’Illegale, contro cui può solo il bisturi della Legge e del Tribunale?
L’ultimo, ma non ultimo!, colpo di machete alla carotide della Legalità (alludiamo alla cooperativa Agroverde di Gela, il cui indagato presidente Stefano Italiano, Vestale Alfiere Paladino di Legalità tanto da sedere nello scranno più alto dell’associazione antiracket di Gela, secondo solo al suo Presidente Renzo Caponetti) purtroppo non stupisce né sconcerta i Cittadini, non quelli almeno in condizioni di distinguere una crosta da un Caravaggio!
Quel che offende i Cittadini comuni, affamati di diritti e di Diritto, affamati di una Giustizia che va oltre quella umana dei Tribunali, lenta e spesso troppo conciliante, è che attorno alla Legalità, o meglio alla sua strumentalizzazione, s’è fatto quadrato e ora rischia di farsi casta.
Non tutti possono sperare in un Procuratore, quasi un Nume tutelare (profetico anche il suo cognome!), come Sergio Lari, a capo della Procura di Caltanissetta, finissimo umanista, che ha dato autorevolezza giuridica, sfraghìs di reato, a fatti e personaggi di cui non poco, e per intuito e per “facta concludentia”, a Gela si dubitava da tempo.
Era insomma, almeno nella vox populi della città, il segreto di Pulcinella., quello su cui brillantemente ha indagato e fatto luce il dottor Lari.
Il Procuratore capo è stato, ci piace il linguaggio della metafora classica, provvido deus ex machina di una vicenda che, solo apparentemente, ha come epicentro la città di Gela. Se infatti la geografia della Coopertiva Agroverde indubbiamente rimanda al territorio di Gela, la più pericolosa “geografia”, quella cresciuta negli ultimi anni come batteri in brodo di coltura, soprattutto al Sud, rimanda alla recitazione, alla drammatizzazione della Legalità come vaccino anti Magistrato e salvacondotto. Certo se dal profilo mediatico è spettacolare l’immagine dello striscione «Legalità è Sviluppo», immagine che ha fatto il giro del mondo perché, come fosse l’Ara Pacis, il Presidente della cooperativa Stefano Italiano e il sindaco di Gela Rosario Crocetta nell’amplesso di quello striscione accoglievano, solo un paio d’anni fa a Gela, il Ministro dell’Interno Amato, sotto il profilo etico e sociale non lo è.
«Nihil novi», infatti! Si è solo cambiato l’habitus; si è, sempre mutuando il linguaggio classico, passati dallo zoccolo al coturno! Lo strumento oggi più comune per l’illecito economico-politico, stando ai fatti e ai dati delle Procure, è proprio l’epinicio, l’osanna alla Legalità.
Cartina di tornasole per discriminare la Legalità sacra dalla cosiddetta Legalità, profana e recitata, resta sempre quella Giustizia in Toga che è unica garanzia di Diritto per la Comunità.
Il Procuratore Lari ha, quindi, fatto un grande regalo, sotto Natale, non solo ai cittadini di Gela ma a quanti cittadini del Mondo, non pochi, credono nella Sophia della Legge, nella Virtus del Diritto. Questa certezza può essere, in tempi d’annunciata recessione, arma di rinascita, economica e morale.
La Legalità, prima che valore giuridico, è valore sacro per la societas, aristotelicamente intesa. E’ quell’esercizio al Bene, Comune e Supremo, che, al di là della retorica politica e contro ogni veniale retorica della Politica, solo garantisce dalla barbarie del delitto. E’ quel servire la Patria, giuridica e morale, che ha Giulio Agricola, straordinario generale in Britannia, impone sempre e comunque fedeltà all’Impero oltre ogni crudeltà, ogni imbecillità del suo imperatore, Domiziano, perché «Passano gli Imperatori, ma resta l’Impero».
La Legalità non ha scadenza, non può quindi essere né moda né di moda. La Legalità è per sempre, non ha bisogno di sbandieratori né di trombe, ma di fedeli servitori. La Legalità è nel Gesto, è nel Pensiero, e il Pensiero è una delle pochissime cose silenziose su questa rumorosa Terra.
Silvana Grasso - Pubblicato su La Sicilia di lunedì 8 dicembre 2008 - rubrica “La Gorgone”
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