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notizia del 13/05/2012 messa in rete alle 18:10:32
Eni, la Provincia c’è
La Provincia deve anch’essa partecipare al tavolo delle trattative sulla questione Eni, sia a livello regionale che nazionale, e stare accanto ai sindaci nella loro azione in difesa del territorio penalizzato dalle scelte dell’azienda: perché l’attuale crisi che porta ora la Raffineria a chiudere due linee produttive, con un futuro incertissimo soprattutto per l’indotto, è un problema che non è solo di Gela, ma del territorio provinciale tutto. E’, questa, una delle indicazioni venute dalla seduta che il Consiglio provinciale ha dedicato alla problematica, seduta aperta da Cirrone Cipolla che ha ricordato i termini dell’accordo con l’Eni che assicura interventi per riprendere, tra un anno, con maggiore competitività: ma il Consiglio provinciale, con un suo documento, sollecita ora Stato e Regione affinché tali interventi siano realmente mantenuti, così come quelli per il grande parco fotovoltaico il cui progetto è adesso “stoppato” dai diminuiti incentivi decretati dal governo Monti, anch’esso argomento all’ordine del giorno del consesso. In più, ha ricordato Cirrone Cipolla, lo Stato deve dichiarare lo stato di crisi, come peraltro già richiesto dal governatore Lombardo.
Cannizzo ha voluto che si aggiungesse al documento (che è stato lasciato “aperto” per essere ulteriormente approfondito ed approvato nella prossima riunione) che la Provincia si riappropri del proprio ruolo di coordinamento, specie nei contesti di gravi crisi socio-economiche: e per questo ha proposto che ai tavoli delle trattative, regionali e nazionali, entri a far parte il presidente del Consiglio provinciale, cosicché l’ente possa recuperare un’immagine che s’è offuscata nel tempo, e anche perché la crisi a Gela attiene all’intero territorio.
Presenti anche il sindaco di Gela Fasulo, che ha chiesto appunto la vicinanza della Provincia su una vertenza per la quale l’Eni è chiamato a dare garanzie circa gli investimenti annunciati in sede di accordo, sui tempi di esecuzione, ma soprattutto sulla salvaguardia dell’indotto. Lo stesso ha auspicato il sindaco di Mazzarino D’Asaro, mentre il consigliere comunale Gallo (presente assieme a Lo Nigro) ha parlato di chiusura di linee in un quadro internazionale dove basta una raffineria in Corea (con 400 operai) a raffinare quanto tutte le altre raffinerie in Europa; in quanto al problema esubero del personale, ha aggiunto, l’Eni potrebbe anche impiegarlo nelle società del proprio Gruppo.
Sono poi intervenuti altri consiglieri provinciali. Per Capizzi l’Eni dovrebbe restare sul territorio, a maggior ragione perché divenuto zona franca; ha poi criticato l’assenza in aula del commissario straordinario, che – ha detto - non può certo sottrarsi ad una problematica siffatta in una provincia che continua a morire. D’Arma è stato chiaro: se l’Eni vuol rimanere sul territorio, deve investire su di esso; né si può continuare a scaricare tutte le responsabilità sul governo regionale che non dà le sue autorizzazioni; con l’Eni, ha aggiunto, va comunque aperta una vertenza, a prescindere se vuol restare o meno, perché deve riparare i gustati provocati al territorio: dal canto suo, la Regione dovrebbe invece acquisire, a prezzo politico, tutte le aree dimesse così da darle in disponibilità ad eventuali imprenditori per nuovi insediamenti.
Cacioppo ha anch’egli ribadito il dover seguire attentamente che l’Eni adempia agli impegni assunti circa gli annunciati investimenti, e ciò tramite un apposito “tavolo” di continuo monitoraggio; solo con tali investimenti si potranno attenuare le ripercussioni sull’indotto, convenendo poi sul fatto di poter assegnare le aree dimesse a quegli imprenditori che ne farebbero richiesta. Molto duro, infine, l’intervento di Cascino, che ha fortemente criticato il mancato impegno della deputazione, specie quella gelese, a sua detta non all’altezza di far fronte alla problematica, così come è stato molto critico nei confronti dei sindacati che – ha aggiunto - hanno sottoscritto un accordo con l’Eni senza una preventiva intesa con i lavoratori, le istituzioni locali, sindacati che avrebbero così “svenduto” la dignità del territorio stesso.
Alla fine, mancando il numero legale, la seduta è stata aggiornata alle 24 ore.
In prosecuzione di seduta, giovedì 10, il Consiglio provinciale, chiudendo la sessione specificamente dedicata alla questione Eni e alle insorte difficoltà per far nascere a Gela il polo agroenergetico fotovoltaico della cooperativa Agroverde, ha approvato all’unanimità due documenti con cui avanza una serie di richieste scaturite dal dibattito in aula sulle due problematiche. Nel primo documento, già preannunciato ieri ed illustrato da Salvatore D’Arma, alla fine si chiedono: la presenza della Provincia in tutte le istanze riguardanti la vertenza; lo smantellamento di quegli impianti da tempo dismessi e non più utilizzabili (Etilene, Ossido di Etilene, Acn ecc.) con relativa bonifica, e quindi l’utilizzo dei lavoratori dell’indotto e di ditte locali per garantire risanamento e occupazione; acquisizione da parte della Regione, a prezzi simbolici, di tali aree, con un bando internazionale che ne preveda il riutilizzo con interventi ecosostenibili; verifica delle procedure autorizzative da parte della Regione e degli adempimenti di legge da parte dell’Eni che potrebbero comportare il mancato rilascio delle autorizzazioni; tavolo di concertazione permanente interistituzionale per affrontare e monitorare le questioni legate allo sviluppo e al lavoro a Gela e in provincia. Tali richieste sono state ribadite in aula da Capizzi, Dell’Uomini, Licata e Cannizzo, che ha chiesto che la Provincia sia ufficialmente presente alla manifestazione del 19 maggio.
Sempre D’Arma ha illustrato il secondo documento con cui, riassumendo i termini del progetto Agroverde (un impianto serricolo con copertura fotovoltaica integrata di potenza pari a 80 mw, per 120 ettari di serre, e occupazione per circa 300 unità), ha ricordato come adesso – ad accordi già chiusi con finanziatori, fornitori, costruttori, ecc. – siano stati anticipati di 6 mesi i tempi del Conto energia utilizzabile, il che vuol dire dover concludere i lavori entro il prossimo 30 giugno per salvaguardare gli incentivi e non incorrere nelle limitazioni previste dal 5° Conto: ma la scadenza è assolutamente non osservabile data la complessità dell’iniziativa.
(fonte: Ufficio stampa Provincia CL)
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