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notizia del 23/07/2010 messa in rete alle 00:18:13
Pd e unità
«Il Pd nasce come contenitore di tante anime, di tante culture diverse ma solo l’amalgama di queste può dare veramente un senso ad un progetto politico. Dobbiamo dimostrare di avere la maturità di mettere da parte protagonismi e rancori personali, da qualsiasi parte provengano, per poter dare a questo partito ed a questa città un futuro sereno. Si lavori per l’Unità del Partito Democratico».
Con queste testuali parole esordisce il manifesto-invito che alcuni amici hanno inviato anche a me per posta elettronica.
Gliene sono grato. A loro ho risposto scrivendo che se dal Pd di Gela si dice che ha candidato due aspiranti sindaci in coalizioni di liste contrapposte e avversarie con il consenso della segreteria regionale, io e quanti abbiamo partecipato alle primarie – circa 10.000 cittadini! – abbiamo buone ragioni di ritenerci turlupinati da un partito ambiguo e arruffone.
Ed ho chiesto quale fiducia meriti ora un partito che si presenta come “contenitore” ambiguo, benché unito, e capace di perpetrare ogni imbroglio nei confronti di cittadini che considera alla stregua di stupidissimi allocchi? Questa è la politica? Non credo. O meglio non mi rassegno a credere sia arte dell’inganno. La ritengo nobilissima arte perché ha a che fare con le pubbliche virtù che, in democrazia, si sottopongono, alla valutazione di tutti. L’unità di un partito è una pubblica virtù. Sicuramente perché permette ai cittadini di valutare serenamente la linea politica di quel partito senza doversi molto affannare a fare dietrologie al fine di capire, appunto, cosa nasconde la millantata unità. E la virtù diventa forza di quel partito in un momento in cui in Italia prevalgono i bugiardi e gli arruffoni.
E i criminali mannaggia! Che non sono una “cesta di mele marce”, ma un vero esercito che ha messo da tempo sotto assedio la capacità di resistenza dello stato unitario, repubblicano e democratico. L’unità è concetto da coniugare sempre a qualcosa dalla quale dipende. Ha un senso se coniugata alla famiglia dove è più facile che prevalgano i vincoli di sangue, ancestrali che spesso urtano con le norme del vivere civile. Altra cosa l’unità della nazione che di volta in volta abbiamo identificato con costumi, confini, religione, lingua. Altra cosa ancora l’unità della classe per esempio operaia come la intesero Marx ed Engels. Per non dire dell’unità del clan, della cosca. Il partito non può essere un “contenitore”, una pentola dove cuociono insieme legumi, verdure, cereali che hanno bisogno di tempi diversi di cottura o un crogiolo dove sono messi a fondere metalli che richiedono temperature diverse.
Non è neanche una squadra di calcio in cui i giocatori entrano ed escono secondo che comanda il mister o che vengono acquistati e venduti durante lo svolgimento del campionato cosi che lo stesso giocatore all’andata ha segnato due goal contro la squadra avversaria e al ritorno, passato a questa, ne segna tre contro quella di provenienza. Una cosa il calcio, l’arte culinaria o della fusione dei metalli.
Altro è la politica. Che ha a che fare con lo spazio pubblico. Per cui anche le primarie, che giustamente sottopongono al vaglio dei cittadini le proposte programmatiche e anche i candidati da eleggere per il governo della città. E, invece, il Pd di Gela ha ulteriormente spaccato la città che era già divisa. Non sui programmi che non ha mai discusso e proposto, a parte elenchi di piissime ed eguali intenzioni.
La città si è divisa sulla base delle persone che hanno non poco contribuito ad esasperare gli animi. Non certo per effimere questioni di cortile se è vero – e nessuno potrà dimenticare! – che si è arrivati da qualche parte a minacciare denunce e querele non solo agli organi di partito ma addirittura alla magistratura ordinaria. Le comari dello Sperone dove sono cresciuto il giorno dopo il litigio si scambiavano la fornacella per cucinare gli spaghetti o i maccheroni ai propri mariti. Le liti avevano avuto però ben altra origine che non le contrapposizioni per il governo della città. Che dico della città? Occorre ricordarlo!
Della città di Gela che da sette anni ha iniziato il suo difficilissimo cammino della legalità che da un giorno all’altro può essere vanificato. Su questo il Pd di Gela – non dell’infimo borgo putrido – dovrebbe costruire l’unità della città. Sulla legalità, senza la quale, sia chiaro, non c’è sviluppo né economico né sociale né civile. E già! Come infatti si possono attirare capitali pubblici e privati anche stranieri se non si dà la certezza del rispetto delle leggi? E Gela ha bisogno delle sue risorse, ma anche delle risorse altre in grande quantità per la bonifica del territorio e delle coscienze. Perché il danno che la mafia ha recato alla città e ai cittadini è stato enorme ma non irreparabile
Autore : Luciano Vullo
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