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Corriere di Gela | Dal pescivendolo col metro in mano
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notizia del 05/09/2010 messa in rete alle 15:57:40
Dal pescivendolo col metro in mano

Gela ha una storia marinaresca tutta da riscoprire e rivalutare, ma indiscutibilmente i gelesi amano non farsi mancare il pesce a tavola. Occhio, però, al metro! Infatti, con le nuove norme comunitarie entrate in vigore dopo anni di rinvio, possono scattare multe salate e provvedimenti che possono arrivare fino alla sospensione della licenza, o addirittura all'arresto, per esercenti al dettaglio e pescatori all'ingrosso.

A partire da giugno l'ordinamento giuridico italiano ha adottato il Regolamento comunitario del mediterraneo (risalente al 2006), quello sui controlli e quello sulla pesca illegale, in base ai quali si riduce la pesca di particolari specie attraverso l'imposizione di nuove distanze minime dalla costa ed altri vincoli nell'utilizzo di strumenti, con tolleranza zero per chi pesca senza licenza, ovvero per chi pesca prodotti “sottotaglia” minima. Dalle nostre parti, abbiamo già detto addio alla pesca del tonno rosso, ridotto sensibilmente quella del pesce spada ed, ora, rischiamo di non scorgere più, specie nelle notti d'estate, le “lampare” alla ricerca di alici e sarde (troppo vicine alla costa secondo le nuove norme). Intanto, più della metà della flotta trapanese, la seconda in Europa per quanto concerne la pesca “a strascico”, minaccia la demolizione delle imbarcazioni.

Al di sotto di misure espressamente stabilite, pertanto, non è più possibile commercializzare - e, quindi, acquistare o consumare - prodotti ittici. Le misure ovviamente variano se si tratta di pesci, anziché di molluschi, ovvero ancora di crostacei. Esempi? Le sogliole devono essere lunghe almeno 20 cm, così come le orate, gli sgombri almeno 18 cm, mentre 11 cm è la taglia minima di sardine e triglie. Per la loro nocività, o più semplicemente per salvaguardarne la specie in via d'estinzione, è assolutamente vietato fare banchetto con istrici, datteri di mare, pesce palla o squali bianchi. Ma il problema maggiore riguarda telline, seppie, calamaretti, lupini, cannolicchi e rossetti che continuano a frequentare le nostre tavole e quelle dei ristoranti in questo periodo di “fermo” e di “proroga confusionale”, ma a cui tantissimi italiani, non vorrebbero rinunciare e dire addio. Il tutto a meno di deroghe su cui, ovviamente, puntano consorzi e cooperative e che, con tutta probabilità, arriveranno quanto prima. Una cosa, infatti, è battagliare contro chi spaccia il bianchetto per pesce ghiaccio, la platessa per sogliola o l'africano per persico; altra cosa, invece, è “gettare a mare” un piatto universale come la “frittura mista” o, per quel che ci ci riguarda più da vicino, altri ancora come “i masculina marinati”, “a pasta cche sardi”, ecc. ecc., appartenenti ad una consolidata tradizione gastronomica, per far posto a diete, per così dire, “ecocompatibili”, con piatti poveri e insapori! Mah! Non sarà che dall'entroterra franco-belga ci stanno prendendo un po' troppo a pesci in faccia? O no?


Autore : Clark Kent

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