notizia del 11/04/2009 messa in rete alle 15:09:41

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Il presunto boss Barbieri salta il fosso e si pente
Manca ancora l’ufficialità della notizia, considerato che negli ambienti investigativi regna il massimo segreto, ma la “bomba” giornalistica, come si dice in questi casi, è già scoppiata. L’anticipazione, questa mattina, è affidata alle colonne del Giornale di Sicilia. Carmelo Barbieri (nella foto), 49 anni, inteso “U prufissuri”, avrebbe deciso di collaborare con la magistratura. Sarebbe stato già ascoltato in Procura in più di un’occasione, raccontando le proprie verità.
Carmelo Barbieri, arrestato il 19 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione antimafia “Atlantide-Mercurio”, eseguita dai Carabinieri, è considerato un “pezzo da novanta”. Numerose indagini delle forze dell’ordine suffragate dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, lo hanno indicato come il reggente operativo della famiglia mafiosa di Cosa Nostra, “braccio destro” del boss Giuseppe Piddu Madonia. Sposato con la figlia di Carlo Domicoli, ucciso nel 1987 in un agguato di mafia, avrebbe scalato le gerarchie di Cosa Nostra sino ad avere pieno potere sulle famiglie di Gela, Niscemi e Resuttano.
Ed è proprio da Resuttano, un piccolo centro del Nisseno, che Barbieri, professore di educazione fisica, arrivò a Gela negli anni Ottanta, per un incarico a tempo indeterminato nell’insegnamento scolastico. Il nome di Carmelo Barbieri è legato anche all’inchiesta antimafia “Grande Oriente”. Condannato a 24 anni di reclusione, non aveva mai scontato un giorno di carcere perché il giudice Edi Pinatto, non aveva depositato la sentenza dopo otto anni. Fu il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, a squarciare il velo sulla vicenda.
Del caso se ne occupò anche il Consiglio Superiore della Magistratura: il giudice “lumaca” fu rimosso dall’ordine giudiziario. Lo scorso anno, proprio di questi tempi, il Venerdì Santo, il primo cittadino si ritrovò alle sue spalle lo stesso Barbieri sfilare con la moglie durante la processione verso il calvario.Il neo collaboratore di giustizia finì nell’occhio del ciclone, anche, nell’ottobre del 2007 per un tentativo di sequestro di persona, poi derubricato dalla Direzione Distrettuale Antimafia dii Vincenza, in tentativo di rapina ai danni dei fratelli Sebastiano e Nicola Bovo, orafi di Trissino.
Tornando all’ultima inchiesta “Atlantide-Mercurio”, che portò all’incriminazione di 24 persone, Barbieri deve rispondere di associazione mafiosa, estorsioni, usura e illecita concorrenza mediante violenza o minaccia. Adesso il pentimento e l’inizio della collaborazione. Se la circostanza dovesse essere confermata (e pare che quantomeno non venga smentita), molti personaggi coinvolti negli affari illeciti con la mafia gelese, staranno cominciando a tremare.
Giuseppe D’Onchia (da www.tg10.it)
Il commento del Sindaco Crocetta
“Se la notizia che il boss di “Cosa Nostra”, Carmelo Barbieri, sta collaborando risulterà vera, credo che a tremare debbano essere in molti”. Questo il primo commento di Rosario Crocetta, sindaco di Gela (nella foto), che, dopo l’uccisione di Daniele Emmanuello, per primo indicò Barbieri come il reggente del clan Madonia, dentro “Cosa Nostra” nissena.
“Lui, a mio avviso – ha dichiarato all’Ansa, Crocetta – dovrebbe conoscere i segreti e i rapporti più importanti tra mafia, politica ed economia, in un territorio vasto che oltre a includere la provincia di Caltanissetta si allarga ad altre realtà. “Tant’è che si è parlato di lui come una sorta di postino nei rapporti tra “Binnu” Provenzano e “Piddu” Madonia”.
“I latini dicevano “Gutta cavat lapidem” – chiosa, il sindaco di Gela - e come “la goccia scava la pietra”, anche la nostra lotta di questi anni sta producendo effetti incredibili”.
Poi Crocetta ricorda il venerdì santo dello scorso anno, quando, in processione verso il calvario, il sindaco e la scorta, si accorsero che alle loro spalle c’erano Barbieri e la moglie a seguirli tra la folla.
“Un anno fa, in questo periodo – dice Crocetta – Barbieri mi attaccò sui giornali per la mia scelta antimafia; quest’anno sembrerebbe collaborare.
“Sarò felice se un giorno potrà tornare in processione dopo avere contribuito a fare chiarezza sui tanti orrori della mafia che hanno completamento deturpato e violentato la città di Gela. Spero che il suo pentimento sia vero”.
Franco Infurna (da www.tg10.it)
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